Dagur Kári

Nói Albinói

Islanda, Germania, Gran Bretagna, Danimarca • 2003 • 93' •
interpreti
Tómas Lemarquis (Nói), Thröstur Leó Gunnarsson (Kiddi Beikon), Elín Hansdóttir (Íris), Anna Fridriksdóttir (Lína), Hjalti Rögnvaldsson (Óskar), Pétur Einarsson (Prestur), Kjartan Bjargmund
Nói è un diciassettenne che vive in uno sperduto fiordo islandese con sua nonna, poiché la madre se n'è andata e il padre è un tassista alcolizzato che non può prendersi cura di lui. Nonostante sia molto intelligente viene espulso dalla scuola per via delle continue assenze e degli scherzi nei confronti di professori e studenti. Passa dunque le sue monotone giornate in compagnia di un bibliotecario fino a quando incontra Iris, di cui s'innamora, e con la quale sogna di fuggire.
note
Sotto un profilo stilistico, Kári riduce all'essenziale gli elementi in scena, e privilegia inquadrature fisse, morbide panoramiche e angolazioni nette. Non v'è stridore tra l'azione cinematica e la staticità del quadro, tutt'altro: il movimento fluttua in una sospensione straniante, a momenti acquorea. Gli effetti di questa messa in forma non sono esauriti dall'aurea tout court del film. La quiete irreale e la rarefazione che informano Nói Albinói appaiono l'emanazione dell'angosciosa, ilare, lunare alterità di Nói, quanto l'isterica ipercinesi e le violenze sintattiche del lontano e vicino Julien Donkey-Boy (Harmony Korine, Dogma #6) sono leggibili come fisiologiche ripercussioni, sul piano ritmico e grammaticale, dell'idiota e schizoide diversità del protagonista.
(Jonny Costantino, Il miraggio tropicale di una mosca bianca, «Cineforum» n. 431, gennaio-febbraio 2004)