Europe, Now!
Patrice Toye e Danis Tanović

La ricognizione nel cinema europeo contemporaneo di BFM 40 si soffermerà sul lavoro di Patrice Toye (Belgio) e Danis Tanović (Bosnia Erzegovina). Dei due registi, le cui opere si caratterizzano per la ricerca e l’attenzione al contemporaneo, sarà presentata la personale completa.
La sezione sarà arricchita da una selezione dei film di diploma delle scuole di cinema europee che aderiscono al CILECT – realizzata in collaborazione con la Civica Scuola di Cinema Luchino Visconti di Milano -, e da Europe, Now! Film Industry Meetings (28-29 marzo) le due giornate rivolte ai professionisti del settore che intendono essere un’occasione di networking e una piattaforma di aggiornamento sulle opportunità offerte da festival, mercati, training programmes, fondi europei e nazionali.
Con il patrocinio dell’Ambasciata del Belgio a Roma e con il patrocinio e il contributo dell’Ufficio di Rappresentanza della Comunità Fiamminga e della Regione delle Fiandre presso l’Ambasciata del Belgio.
In collaborazione con la Cinémathèque royale de Belgique.
Con il patrocinio del Consolato Generale della Bosnia ed Erzegovina di Milano.
Patrice Toye incontrerà il pubblico presso la Sala Galmozzi il 30 marzo alle 19.00
Danis Tanović incontrerà il pubblico presso la Sala Galmozzi il 2 aprile alle 19.00
Patrice Toye (Gand, Belgio, 1967)
Si laurea in regia cinematografica presso la prestigiosa scuola Sint-Lucas di Bruxelles, nel 1990. Oggi è impegnata nell’incoraggiare i nuovi talenti e tiene corsi di arti audiovisive presso la LUCA School of Arts.
I suoi film mostrano personaggi in lotta con il proprio destino e in cerca di un’identità, e spesso non disdegnano incursioni nel surreale. Dal 1989, Patrice Toye ha diretto numerosi cortometraggi, documentari e programmi televisivi per VRT, VTM e VPRO. Con il suo corto Vrouwen willen trouwen (Le donne vogliono sposarsi t.l.) vince il Joseph Plateau Prize nel 1993.
Esce nel 1998 il suo primo lungometraggio, Rosie (Rosie – Il diavolo nella mente) storia di una ragazzina tredicenne che si crea un mondo immaginario per fuggire la realtà di una situazione familiare complessa. Il film è acclamato dal pubblico e dalla critica sia in Belgio che a livello internazionale, è distribuito in 12 Paesi, tra cui l’Italia, è selezionato e premiato in numerosi festival cinematografici (Berlino, Toronto, Salonicco) e anche a Bergamo Film Meeting, dove vince la Rosa Camuna di bronzo. Nel 2005, Patrice Toye dirige un film televisivo, Gezocht: Man (Ricercato: uomo t.l.), ritratto della vita di una madre sola con un figlio di 9 anni, che decide di cercarle di nascosto un nuovo compagno. Il film è selezionato al Rotterdam International Film Festival. Il suo secondo lungo, (N)iemand (L’uomo del nulla t.l.), prosegue sul tema della ricerca d’identità attraverso la storia di Tomas, un quarantenne che sogna di cambiare vita. Presentato in anteprima mondiale alle Giornate Degli Autori della Mostra del Cinema di Venezia nel 2008, vince l’NHK International Filmmakers Award al Sundance Film Festival.
Per il suo terzo film, Little Black Spiders (Piccoli ragni neri t.l.), Patricia Toye si ispira a fatti realmente accaduti in Belgio negli anni Settanta e racconta la storia di un gruppo di ragazze incinte che, in attesa del parto, sono nascoste in una struttura cattolica, lontane dagli occhi del mondo. Il film apre il Festival di Ostenda nel 2012, è selezionato in altri festival internazionali, vince il premio per la miglior regia ad Arras e per la migliore sceneggiatura, il miglior lungometraggio e la miglior regia a Vancouver. Il suo ultimo lavoro, Muidhoud (Tench, 2019), adattamento dell’omonimo romanzo di Inge Schilperoord, tratta in modo originale e sensibile il tema della pedofilia. «È mio dovere», dichiara la stessa regista «parlare di questioni socialmente importanti e mostrarle da un altro punto di vista». Il film viene selezionato al festival di Rotterdam e vince il North Sea Port audience award (Premio del pubblico) all’International Film Fest di Ghent.
Danis Tanović (Zenica, Bosnia Erzegovina, 1969)
Danis Tanović è regista, sceneggiatore e produttore. Cresciuto a Sarajevo dove si diploma al Conservatorio, nel 1992, in seguito allo scoppio del conflitto, è costretto ad abbandonare l’università e gli studi di regia. In maniera autonoma inizia a filmare la città sotto assedio e in breve diventa reporter di guerra per l’esercito bosniaco, raccogliendo una grande quantità di materiale documentario. Soltanto nel 1994, Tanović lascia per due anni Sarajevo e si trasferisce a Bruxelles, dove ultima gli studi e realizza alcuni documentari, tra i quali L’aube (Dawn, 1996) e Buđenje (Awakening, 1999). Il conflitto serbo-bosniaco è al centro del suo brillante film d’esordio, No Man’s Land – Terra di nessuno (No Man’s Land, 2001), in cui due soldati delle opposte fazioni si ritrovano isolati e bloccati tra due linee nemiche, scatenando un gioco delle parti che mette a nudo le assurdità, la disumanità e il grottesco della guerra. Il film, scritto, diretto e musicato dallo stesso Tanović, si aggiudica la Palma d’Oro e l’European Film Award per la migliore sceneggiatura e l’Oscar come miglior film straniero. Nel 2005, gira L’enfer, seconda parte di una trilogia scritta da Krzystof Kieślowski e Krzysztof Piesiewicz: una rivisitazione della Medea di Euripide, che si addentra in un dramma familiare, attraverso i volti di Emmanuelle Béart, Karin Viard, Marie Gillain, Carole Bouquet e Jean Rochefort. Segue Triage (2009), che debutta in concorso al Festival di Roma, un film sui traumi postbellici di un fotoreporter, con Colin Farrel, Paz Vega e Christopher Lee. L’anno successivo, con Cirkus Columbia, presentato alle Giornate degli Autori a Venezia, Tanović torna a raccontare la Bosnia, questa volta con i toni di una commedia surreale e un po’ nostalgica, che tratteggia le dinamiche umane di un piccolo villaggio alla vigilia del conflitto. Nel 2013, Epizoda u životu berača željeza (An Episode in the Life of an Iron Picker), una sorta di docu-fiction, interpretata da una famiglia rom, denuncia i problemi della sanità pubblica nella Bosnia Erzegovina postbellica e vince il Gran Premio della Giuria al festival di Berlino, mentre l’anno successivo, Tigers (2014), tratto da una storia vera ambientata in Pakistan, si scaglia contro lo strapotere e gli abusi delle multinazionali dell’industria alimentare. Il film ha un percorso produttivo lungo otto anni, a causa delle possibili implicazioni legali dovute al tema trattato, ma alla fine approda con successo al festival di Toronto. Il ritratto della madre patria prosegue invece con Smrt u Sarajevu (Death in Sarajevo, 2016), ispirato a un’opera di Bernard-Henri Lévy, totalmente girato all’interno del microcosmo di un hotel di lusso, dove tra il personale serpeggiano conflitti, violenze e soprusi: esplicita allusione alla situazione di un Paese sfinito, la Bosnia, imprigionato nell’eterna attesa di una rinascita che non è mai arrivata. Nel 2019, Tanović si cimenta con una regia televisiva, realizzando la serie crime Uspjeh (Success), scritta dallo sceneggiatore Marjan Alčevski e primo prodotto europeo dell’americana HBO. Nel 2020 esce negli Stati Uniti The Postcard Killings, thriller poliziesco con Jeffrey Dean Morgan nei panni di un detective in cerca dell’assassino di sua figlia. Nel 2021, durante la pandemia, Tanović realizza Deset u pola (Not So Friendly Neighbourhood Affair), una commedia agro-dolce girata per le strade di Sarajevo, dove ritrova Branko Đurić, già attore protagonista di No Man’s Land. Il film è presentato in anteprima al 27° Sarajevo Film Festival. Attualmente, il regista è in fase di postproduzione della prima stagione di una nuova serie crime, Kotlina, realizzata per la piattaforma BH Content Lab.