Copacabana

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Directed by Marc Fitoussi
France / 2010 / 107'

Babou è una donna disinvolta e gioviale, che non si è mai preoccupata della sua reputazione. Quando però scopre che sua figlia ha troppa vergogna di lei per invitarla al suo matrimonio, decide di provare a mettere la testa a posto. E’ cosi che, ferita nel vivo del suo amore materno, Babou cerca un lavoro serio: l’agente immobiliare. Ma il mondo con cui si trova ad avere a che fare, con la competizione, i pregiudizi e le meschinità di colleghi e superiori, non si concilia molto con i suoi ideali. / Avevo voglia di fare un film su un solo personaggio. La vie d’artiste, il mio precedente lungometraggio, si articolava attorno a tre destini. La logica del film corale mi obbligava a privilegiare solo i momenti forti, nella vita dei protagonisti. Al contrario, Babou è quasi in tutte le inquadrature di Copacabana. Questa onnipresenza mi ha dato la possibilità di descriverla sotto ogni aspetto, non solo nelle avventure rocambolesche, ma anche nei momenti meno significativi, che raccontano gli scoraggiamenti e le malinconie a cui ogni tanto si abbandona. Inoltre volevo affrontare un tema che avevo già trattato in Bonbon au poivre: una donna costretta a fare uno stage di aggiornamento per imparare le tecniche di vendita più aggressive. […].Volevo fare una critica sociale su un mondo comico, attraverso il ritratto di una donna abituata a restare ai margini e di colpo costretta a confrontarsi con il cosiddetto mondo “normale”, a lei completamente estraneo. Di fronte a un’esperienza che dovrebbe fare di lei una donna come tutte le altre, Babou si rivela inguaribilmente restia a rigare dritto e caparbiamente devota a scegliere percorsi diversi. […] In effetti, volevo denunciare un certo ambiente professionale basato sullo sfruttamento cinico e disumano dell’individuo: si sfruttano le persone per costringerle a diventare ventriloque di un discorso promozionale totalmente menzognero. Il peggio è che questa strumentalizzazione oltrepassa la dialettica del padrone e dello schiavo: chi tiene le redini? Nessuno, in apparenza, è padrone di niente e il sistema si morde la coda: le vittime diventano carnefici, e così di seguito. (Marc Fitoussi)

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