

Erba, pietre, acqua, acciaio: il corpo ricorda il tempo delle cose in questo breve film sulla montagna e il camminare quasi ossessivo di chi ci vive. Memoria geologica e politica, senza centro e senza fine, che ritorna nei filmati di famiglia qui assemblati seguendo una logica di spostamenti, dispersioni, discordanze tra suono e immagine. Lo schermo si divide in due, come nei vecchi apparecchi stereoscopici, ma le immagini non si sovrappongono per creare una visione unica. Invece, si incontrano nella distanza che le separa, così come accade per le persone che vi sono ritratte: un gruppo di donne in una fabbrica occupata, una donna in abito elegante che si specchia, una neonata che scalcia, bambine che posano per la prima comunione. Il ritmo è quello discontinuo di una memoria che mette in contatto realtà e immaginazione.