

Londra, in un futuro indefinito. Alex, appassionato cultore della musica di Beethoven, è il capo di un quartetto di giovani teppisti abituati a commettere violenze di ogni tipo. Alla lunga, esasperati dal suo atteggiamento dispotico, i suoi compagni lo tramortiscono e lo lasciano nelle mani della polizia. Condannato e imprigionato, Alex si vede offrire una chance di libertà: in cambio, dovrà sottoporsi a una terapia sperimentale chiamata «cura Ludovico»…
«Quando Kubrick mostra Alex nella sua camera […] ci conduce dentro il cervello del suo ragazzo selvaggio. Dal cassetto contenente la refurtiva di soldi e orologi, si passa alla visione di oggetti kitsch – le quattro statuine di Cristo, staccate dalla croce, che ballano – di animali – un bel pitone domestico – fino ai feticci idolatrati – il poster di Beethoven e la sua Nona. Questa galleria è il preludio alle sue visioni oniriche dove, a differenza del romanzo di Burgess, non ritroviamo nulla della realtà cruda dei corpi che aggredisce e stupra nelle strade, ma appare un immaginario hollywoodiano di paccottiglia, riveduto e corretto in chiave pulp, un passato di cartapesta rivisitato da un Io che sogna se stesso mentre sorride maligno con i canini del Christopher Lee-Dracula dei primi anni Settanta.»
(Roberto Chiesi, Cineforum.it)