

Un cane-procione imbranato segue la sua routine quotidiana in tutta velocità: pulisce il pavimento, mette gli occhiali, apre il rubinetto, sbatte il tovagliolo, sposta lo sgabello. Senza sosta e in un loop quasi infinito. Tutta questa frenesia gli mette sonno, così finisce per sognare a occhi aperti: il mondo dei sogni si presenta proprio come una meravigliosa via di fuga dalla monotonia dei giorni che scorrono inesorabili e in solitudine. Incontra nuovi amici, visita nuovi posti, fa cose diverse dall’ordinario. Ma prima o poi, purtroppo, ci si deve svegliare.
«Priit Pärn gioca spesso con le metamorfosi dei suoi personaggi, usando l’animazione come mezzo per poter realizzare queste trasformazioni: creando delle gag visive, il regista mette in scena l’idea che le immagini non debbano essere per forza essere limitate a un singolo significato. Il corto Time Out, in questo senso, è un chiaro esempio di come il regista estone utilizzi le forme dei suoi personaggi e gli scenari in cui questi si muovono per sfruttare diversi piani di senso: questa scelta espressiva e tematica, perciò, porta con sé una direzione creativa molto forte.»
(Gloria Yuman, “Pärn, the metamorphosis’ god”, cineuropa.com, 8 marzo 2003)