«Il contesto in cui nasce e si sviluppa la nouvelle vague praghese vede un Paese, la Cecoslovacchia, la cui economia è collassata sotto la pressione del modello socialista. La conseguente crisi politica mina la credibilità dell’establishment, in difficoltà anche per i ritardi nella riabilitazione delle vittime delle purghe staliniane, che diventa oggetto di scontro all’interno del Partito. In questo panorama in lenta ma costante evoluzione, con la perdita di autorevolezza di quel soffocante apparato che è il Partito, trae vantaggio il mondo culturale. C’è, di conseguenza, un soffio di libertà che comincia ad attraversare tutte le espressioni del pensiero. Il teatro, la musica e le arti figurative possono finalmente cercare di sottrarsi ai dettami imposti dal regime».
«In campo cinematografico si viene a determinare una situazione anomala, per cui la FAMU, la scuola che ha formato intere generazioni di artisti, viene a caratterizzarsi come una sorta di zona franca per la sperimentazione. La Facoltà di cinema e televisione dell’Accademia delle arti diventa un fertile laboratorio di idee, luogo di formazione per tutti gli aspiranti cineasti, che possono, fra l’altro, avere accesso ai film stranieri grazie alla collaborazione con l’Archivio Nazionale del Cinema».
«Così, recuperando alcuni temi neorealisti, con un occhio alle vagues europee di qua e di là dalla cosiddetta cortina di ferro, nell’ambigua frequentazione di un finto cinéma vérité, la Nová Vlna parla le sue cento lingue, dall’osservazione fenomenologica alla metafora, dal “tragico quotidiano” alla fiaba filosofica, lontana dagli sperimentalismi ma nella pratica di un’inusitata libertà di forme. Senza peraltro rinunciare, pur nell’entusiasmo della costruzione del nuovo, a quelli che sembrano essere i dati costitutivi della cultura nazionale: la misura, i mezzi toni, il sorriso malinconico capace di improvvise impennate sarcastiche».
(Testi a cura di Paolo Vecchi)