Noctambulo plays Maya Deren


La collaborazione con The Blank Contemporary Art si rinnova anche per il 2025 con l’appuntamento di domenica 16 novembre alle ore 21, che, in continuità con il progetto iniziato nel 2023 e che ha visto Bono/Burattini sonorizzare tre film degli anni ‘40 di Maya Deren, ospita per questa nuova edizione dedicata al tema del “silenzio” i sinth di Noctambulo a.k.a. Jacopo Biffi e Mauro Frugiuele, che sonorizzeranno dal vivo tre nuovi film della regista e attrice cinematografica statunitense di origine ucraina. Un set che spazia dalla musica elettronica sperimentale alla techno, dal noise all’ambient.
La 15ª edizione del Festival di arte contemporanea ArtDate esplora il concetto di SILENZIO, inteso nelle sue più ampie sfaccettature: assenza di parole, rumori e suoni, comunicazione, sacralità, condizione interiore, meditazione, incomunicabilità, il nulla in filosofia, il vuoto in fisica, lo zero in matematica, annullamento delle facoltà intellettive, quiete esteriore ed interiore. Il silenzio genera solitudine e ne richiede per esistere, inducendo alla riflessione e all’introspezione; la nostra società è invece interessata da un’inflazione semiotica paragonabile all’inquinamento materiale cui è assoggettata.
Differenti culture si riferiscono al silenzio come metodo di conoscenza, una costante antropologica rintracciabile nelle società più diverse, come traccia di un’intuizione delle possibilità altre insite nella natura umana, quando essa si predispone all’ascolto, alla concentrazione e all’attesa.
Che ruolo ha l’arte rispetto alle questioni che attraversano, interessano e contraddistinguono la società contemporanea? Qual è il rapporto degli artisti con il silenzio? Prevedono e avvisano silenziosamente attraverso le opere, o chiacchierano nella semiosfera, fomentando il brusio?
Meshes of the Afternoon di Maya Deren (USA, 1943, 14′)
Primo cortometraggio realizzato dalla regista, fu uno dei film d’avanguardia più influenti di sempre: realizzato in collaborazione con il marito Alexander Hammid, vede la stessa Deren intrappolata in un incubo labirintico in cui compaiono il suo doppio e una misteriosa figura incappucciata con uno specchio al posto del viso. Film culturalmente, storicamente o esteticamente significativo, fu il prodotto del desiderio di Deren e Hammid di girare un personale film d’avanguardia che trattasse il tema della complessità psicologica.
The Witch’s Cradle di Maya Deren (USA, 1943, 12′)
Film incompiuto, con la partecipazione di Marcel Duchamp: esoterismo e mondo occulto si intrecciano tra loro, come i fili nelle mani dell’artista francese, che compare insieme all’attrice e protagonista Pajorita Matta. Fu girato alla Guggenheim Gallery durante la mostra surrealista ‘Art of this Century’ e fu assemblato molto tempo dopo la morte della regista dal personale dell’Anthology Film Archives.
The Very Eye of Night di Maya Deren (USA, 1959, 15′)
L’ultimo film che Maya Deren riuscì a portare a termine, nonché il più lungo e costoso della sua carriera: le riprese iniziarono nel 1952 ma il film fu completato solo 7 anni dopo. L’opera è una coreografia stilizzata, un «balletto celestiale» realizzato con gli allievi della Metropolitan Opera Ballet School di New York che ritrae la navigazione di individui cosmici danzare – nuotare, volare – nella notte. Una poesia visiva metafisica che, influenzata anche dalla cultura haitiana, abbraccia una nuova forma di sperimentalismo dalla quale emerge il primato dell’immaginazione.
Regista e attrice cinematografica statunitense di origine ucraina, fu attiva negli USA, dove giunse nel 1922. Autrice di studi d’estetica filmica, oltre che di ricerche sui riti vodù, si dedicò al cinema sperimentale influenzando non solo le esperienze underground degli anni Cinquanta e Sessanta, ma anche la produzione industriale. Nei suoi film, accanto all’interesse per la danza e il movimento, sono notevoli il gusto per le atmosfere oniriche, la ricerca di immagini soggettive e l’uso sofisticato dei movimenti della macchina da presa.
Jacopo Biffi è un sound designer e compositore. Ha studiato musica elettronica al Conservatorio G. Verdi di Milano e composizione applicata presso la Scuola Civica C. Abbado di Milano. La sua produzione musicale spazia dalla musica elettronica sperimentale alla techno, con una particolare predilezione per i sistemi musicali generativi e l’elaborazione dal vivo degli strumenti musicali. Lavora anche nel campo del sound design, della sonorizzazione e della costruzione di strumenti musicali elettronici.
Mauro Frugiuele è un musicista che esplora linguaggi noise e ambient. Un suono eseguito attraverso sintetizzatori, nastri, microfoni a contatto e pedali.
Ingresso gratuito.
Capienza massima: 99 partecipanti.
Prenotazione obbligatoria: [email protected].
Durante la performance saranno a disposizione palloncini per percepire le vibrazioni sonore, adatte anche per persone sorde e ipoudenti, e cuffie antirumore per un pubblico sensibile ai rumori forti o per vivere l’esperienza in modo immersivo.