

Edit, che da semplice contadina era diventata la moglie di un politico, all’improvviso si ritrova vedova a causa di un incidente che coinvolge il marito. La donna non l’ha mai amato, ma ha sempre vissuto una vita benestante e solitaria, tra falsi amici. Ora si ritrova davanti una delle ultime alternative della sua esistenza: fronteggiare il passato nella speranza di un nuovo inizio indipendente. I suoi figli non provano a capirla e István, politicamente all’opposto rispetto al padre defunto ma con la stessa personalità dispotica, la accusa di essere pazza se vuole rinunciare al denaro della polizza assicurativa che le spetta e al lussuoso appartamento in cui vive. La fa quindi sorvegliare dalla fidanzata Kati, in modo che l’autorità del padre e le apparenze siano preservate.
«È chiaro che nei film di Mészáros non ci siano donne che non pagano, che siano salariate o meno. L’eroina di Binding Sentiments, inusuale tra le eroine della regista perché non è un’operaia, è una donna più anziana che fronteggia le difficoltà della sua vita senza il marito. […] I suoi sforzi per rinunciare al suo ruolo di vedova ricca e addolorata sono ostacolati dal figlio, che la tiene letteralmente prigioniera nel tentativo di farle capire cosa è “giusto”, che è comportarsi “da donna” in termini patriarcali.»
(Barbara Halpern Martineau, «The Films of Márta Mészáros or, The Importance of Being Banal», Film Quarterly, vol. 34, n. 1, 1980)