

Pensionato delle ferrovie, Baptiste Talon giunge al suo paesino natale in Vandea per fare visita ai suoi vecchi amici, il riparatore di biciclette Jean-Marie Pejat e l’agricoltore Blaise Poulossière. I tre sono dei gran buontemponi, che non si tirano indietro quando si tratta di fare baldoria e giocare scherzi dei quali, in realtà, gli altri paesani cominciano un po’ ad averne piene le tasche. La serata danzante all’annuale festa delle lumache fa capir loro di non essere più giovincelli. Baptiste, allora, ha un’idea: perché non ritirarsi all’ospizio della vicina città di Gouyette? Sacco in spalla, i tre si mettono in cammino. Dopo una tappa a una fattoria, che suscita in loro buoni ricordi – ma anche qualche screzio -, giungono a destinazione. Del posto, evidentemente, si erano fatti tutta un’altra idea. La disciplina che vige nell’ospizio a loro garba poco o punto, cosicché, dopo aver cercato di indulgere alle loro esuberanze nonostante le restrizioni del luogo, e data mostra della loro insofferenza, una bella notte evadono. Tornati al paese, trovano ad accoglierli un sermoncino del sindaco, allertato dalla direttrice dell’ospizio. I tre promettono che, d’ora in avanti, faranno i buoni; ma, come si sa, il lupo perde il pelo…