Mad City

BFM — 40
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Mad City
28 marzo
2022
17.00
Auditorium – Piazza della Libertà
Regia di Constantin Costa-GavrasTitolo italiano: Mad City - Assalto alla notizia
Stati Uniti / 1997 / 114 min.
Colore / O.V. / Sottotitoli: it.

Sam Baily, dopo aver perso il lavoro di custode nel museo cittadino, perde la testa e decide di andare a protestare dalla direttrice armato di un fucile. Accidentalmente gli parte un colpo che ferisce il suo collega Cliff e Baily, preso dal panico, decide di prendere in ostaggio la direttrice del museo insieme a una classe di bambini. A loro si unisce Max Brackett, un giornalista che vuole sfruttare il caso umano di Baily per ritornare al successo. A poco a poco tra i due si stabilisce un rapporto di solidarietà; mentre il giornalista utilizza la sua capacità di sfruttare i mezzi di informazione per cambiare l’opinione del pubblico nei confronti del sequestratore, sulla vicenda convergono gli interessi di tutte le reti televisive facendo in breve precipitare la situazione.

Note

«Di fronte a film come Mad City è facile avere la sensazione di già visto perché tanto per cambiare mette sotto accusa la protervia dei moderni mass media. E indubbiamente il telereporter Dustin Hoffman, pronto ad approfittare dello sfortunato colpo di testa della guardia giurata John Travolta, è un lontano epigone di Kirk Douglas, il giornalista che nell’ormai classico Asso nella manica di Billy Wilder. Da allora il tema è stato ripreso a Hollywood un tale numero di volte che solo a elencare i titoli non basterebbe lo spazio: cosicché ad alcuni è venuto spontaneo chiedersi si sentiva l’esigenza di un’altra pellicola del genere. Tuttavia, il nostro consiglio è di non sottovalutare Mad City. Nell’impeccabile regia di Costa-Gavras è un film di qualità brechtiana per la chiarezza con cui smonta e rimonta i meccanismi mistificatori della notizia; e un altro pregio è di evidenziare attraverso il contorno (i giovani dirigenti squaletti del network, la praticante finta ingenua e carognona, la disponibilità di chiunque ad apparire o per soldi o per vanità davanti alla telecamera), il fatto che ormai non si tratta di dare la colpa a questo o a quello: sul banco degli imputati nell’attuale civiltà dell’informazione-spettacolo sediamo, ahinoi, un po’ tutti.»

(Alessandra Levantesi, La Stampa, 6 febbraio 1998)

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