

Chicago, anni ’80. Ann Talbot, avvocatessa di successo, accetta di assumere la difesa del padre, contadino ungherese emigrato negli USA dopo il 1945, denunciato come criminale di guerra implicato nella persecuzione degli ebrei, sicura che si tratti di un errore di persona. Un terzo dramma giudiziario, un terzo thriller politico, un terzo melodramma familiare, l’undicesimo film di Costa-Gavras sfocia nell’inquietante angoscia di Ann: come può un uomo, dopo aver commesso atroci delitti, essere diventato un padre e un nonno esemplare? Orso d’oro a Berlino 1990 ex aequo con Allodole sul filo di J. Menzel.
«Tra l’incalzare dell’iter processuale, le angosce della rivisitazione dell’olocausto e l’incrinarsi delle certezze dell’amore filiale, il carillon (music box) di Costa Gavras è un film di vibrante intensità, un nuovo monito a capire, a non dimenticare: “Le ultime generazioni non ricordano, non si interessano al passato. Per aiutare la memoria anche la drammatizzazione di certi fatti tramite un processo può servire… Music Box è un film sull’amore, sulla giustizia e sulla memoria. Il personaggio dell’avvocato è molto americano: è una donna forte, aggressiva, coerente con se stessa. Vuole difendere il padre ad ogni costo, anche lottando con le sue stesse emozioni. E rimane coerente fino in fondo…”»
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