

Nell’ottobre 1956, Juli non riesce a lasciare Mosca per fare ritorno a casa. In Ungheria, János prende parte attiva negli eventi. I compagni di Magda fuggono, mentre lei rimane. Juli finalmente riesce a rientrare in Ungheria il 4 novembre ed è convinta che ciò che sta accadendo non sia in realtà una «controrivoluzione». Decide di immortalare tutto. János, la cui vita è in pericolo, fugge in Austria con András e Juli, ma presto rientrano in patria. Sembra un lieto fine, invece di lì a breve iniziano gli arresti, i processi e le esecuzioni.
«Il Diario – e forse l’intera trilogia autobiografica, sembra suggerire Mészáros – è servito al suo scopo, poiché il lutto individuale e collettivo, in qualche modo interminabile, deve essere in grado di proiettarsi di nuovo verso l’esterno, verso il futuro. La trilogia del Diario di Mészáros, che attraversa i due decenni della transizione dell’Ungheria dallo stato post-stalinista alla nazione post-comunista, è per tutti: bambini, amati, padre e madre. In quanto tale, serve a commemorare e ricordare coloro che hanno avuto e continuano ad avere il coraggio di dire la verità di fronte a morte, punizioni e privazioni. L’innovativa struttura autobiografica della trilogia, l’uso di materiale documentario e diari, continuano a suggerire nuove possibilità per il cinema in un’era di migrazione globale e riconfigurazione dell’Europa.»
(Catherine Portuges, Screen Memories – The Hungarian Cinema of Márta Mészáros, Indiana University Press, 2008)