

Il secondo lavoro della trilogia dipinge gli anni Cinquanta con tonalità rosse e stridenti. Juli abbandona la casa di Magda, che interviene facendola allontanare dalla fabbrica dove lavora per consentirle di terminare la scuola e, in seguito, di studiare Economia a Mosca. La giovane decide invece di studiare Regia. Nel frattempo, János viene arrestato e il figlio disabile András viene trasferito. A Mosca, Juli scopre informazioni sui suoi genitori e dopo la morte di Stalin ritorna in Ungheria per preparare il suo film di diploma, che non verrà accettato a causa dei contenuti trattati. Nel 1956 esplode la Rivoluzione ungherese e Juli, ormai adulta, si troverà costretta a scendere a compromessi.
«Le scene più forti di Diario per i miei amori si presentano sotto forma di filmati di cinegiornali sovietici e ungheresi: la celebrazione della vittoria dopo la Seconda guerra mondiale, l’acclamazione e il lutto nei confronti di Stalin, i raduni di massa e le riunioni che definiscono l’attuale linea del partito. Tra gli spettatori di molti di questi eventi, possiamo intravedere i personaggi principali del film, abilmente interpolati nella storia. Questo tipo di fusione è l’essenza della potente evocazione dei primi anni Cinquanta di Márta Mészáros, quando il mondo comunista fu costretto a venire a patti con il suo passato stalinista.»
(Walter Goodman, «Diary for My Loved Ones: From Hungary», The New York Times, 26 settembre 1987)