

La vita dei ballerini del Joffrey Ballet di Chicago, tra prove, spettacoli e problemi quotidiani. Li guida Mister A, Alberto Antonelli, direttore artistico che dispensa amore e crudeltà ai suoi ragazzi, un po’ guru e un po’ business-man, per cui la cosa più importante è il successo della compagnia. Tra tutti spicca la bella Ry, che ha il suo momento di gloria con un balletto a due scritto da Lars Lubovitch, ma deve ancora digerire il tradimento del suo ex e sopportare la madre invadente e il secondo lavoro in un locale notturno. Per fortuna arriva Josh, un aiuto-cuoco con cui nasce una dolce storia d’amore.
«A condurre le danze sono soprattutto due personaggi. Il primo è il direttore artistico Mister A, in cui si concentra l’alto tasso di acidità che caratterizza anche un film apparentemente innocuo come questo. La sovrapposizione dei ruoli di padre-padrone, business-man, guru, artista forse geniale, artista senz’altro umorale, dittatore senza pietà, memoria storica (la catastrofe dell’Aids), getta un’ombra simpaticamente sinistra (anche comica, vedi la gag col padre e il patrigno di Ry) sul mondo che governa in imperfetta, necessaria e compiuta anti-democrazia. Dall’altra parte della “barricata” c’è Ry, una dolcissima Neve Campbell, sorprendentemente brava nei numeri danzati […], che piange, ride, sogna, si arrabbia, si innamora, come si fa di solito al cinema, senza però avere lo spazio e il tempo per maturare una qualsivoglia “psicologia” o una qualunque “complessità di carattere”, perché non è questo che importa, perché il fuori- scena è così frammentato (e danzato) che ogni sfumatura emotiva diventa una tempesta passionale, carburante per alimentare lo spettacolo in scena, e in questo contesto basta e avanza.»
(Fabrizio Tassi, Cineforum n. 434, maggio 2004)