

Protagonista del film è lo stesso Wells, che realizza alla fine dell’Ottocento una vera macchina del tempo. La macchina viene però utilizzata da un altolocato medico psicopatico, autore dei delitti di Jack lo Squartatore, che la usa per fuggire nel futuro, sottraendosi così alla caccia di Scotland Yard. Wells, sentendosi responsabile di una potenziale tragedia, preoccupato che l’assassino possa inquinare un futuro che lo scrittore immagina utopisticamente libero dalla violenza e dalla malvagità, parte all’inseguimento del pericoloso killer.
«Il film, apparentemente di evasione, offre una critica chiara e senza pretese di certi passaggi del nostro “nuovo mondo”, su cui H.G. Wells, che credeva di individuarvi la sua utopia, rivolge occhi spaventati. Quando riacquisterà il suo tempo per consacrarsi alla finzione, Wells, come per Huxley e Orwell, sarà molto meno ottimista. Non ha niente a che vedere con questo mondo controllato dalle banche e retto dalla violenza. Lo squartatore al contrario è nel suo elemento naturale e per lui non si pone alcun problema di adattamento. Basta accendere la televisione e passare da un canale all’altro, ciò che fa Jack all’indirizzo di Wells e dei suoi “sogni assurdi di una società fraterna e armoniosa” per convincersene. Tutto ciò è raccontato da Meyer con humour, e non è la più piccola delle qualità del regista che è bravo a mescolare la commedia alla suspense e alla science-fiction.»
(François Ramasse, Positif n. 230, maggio 1980)