Il Festival


9 giorni di proiezioni
oltre 160 film tra lungometraggi, documentari e corti
incontri, eventi speciali, masterclass e workshop. This is BFM 44!
La bellezza di un festival come Bergamo Film Meeting non sta solo nelle scelte artistiche, nei film selezionati, nelle retrospettive curate, ma anche nella possibilità di vedere film di ogni epoca sul loro supporto originale o nella miglior versione in 4K. È ancora possibile apprezzare la grana ruvida della pellicola e sentire in lontananza il rumore del proiettore, così come vedere una bellissima copia digitale, nitida e perfetta.
Il cinema non è mai stato immobile. È nato analogico, è diventato sonoro, poi a colori, poi digitale. E oggi attraversa una nuova soglia. La diffusione via via maggiore, anche in ambito cinematografico, dell’immersive e della realtà virtuale ridefinisce radicalmente il concetto di spettatore. Non più soltanto pubblico seduto di fronte a uno schermo, ma corpo coinvolto, presenza attiva dentro lo spazio dell’opera. E ridefinisce anche il concetto di supporto: non più pellicola, nastro magnetico o file digitale, ma un vero e proprio ambiente sintetico costruito integrando hardware avanzato, algoritmi complessi e intelligenza artificiale.
Confrontarsi col cambiamento è una sfida che porta con sé criticità insieme a nuove opportunità. La digitalizzazione apre l’accesso a opere prima invisibili, consente restauri che salvano film destinati alla scomparsa, amplia la circolazione internazionale delle opere e, riducendo i costi di produzione e distribuzione, crea nuove possibilità espressive. Ma ci si pone anche una domanda: chi decide cosa deve essere restaurato e digitalizzato? In pratica, quali opere possono tornare a circolare nelle sale, quali film fanno parte di un patrimonio da valorizzare e quali possono essere dimenticati? Dall’altra parte le copie in 35mm diventano sempre più rare: non si stampano quasi più, spesso non vengono prestate, talvolta restano confinate negli archivi delle cineteche come oggetti fragili. Non è soltanto una questione tecnica o logistica: è un cambiamento profondo nel nostro rapporto con la materialità dell’opera cinematografica. Ma è un cambiamento di cui purtroppo dobbiamo prendere atto e con cui dobbiamo fare i conti nella preparazione del Festival: un film è lì, disponibile, pronto a farsi riscoprire dal pubblico, anche per raccontare al meglio la filmografia di un autore, eppure non lo possiamo fare vedere, perché ne esiste una sola copia in pellicola e non può uscire dall’archivio in cui è custodito. Nonostante qui a Bergamo, nel nostro Auditorium, accanto al proiettore digitale ci sia anche un proiettore 35 mm e proiezionisti competenti e appassionati che sanno usarlo e sanno trattare la pellicola con la cura necessaria. E allora che fare? Non poter far vedere un film perché la copia non è prestabile oppure dover scegliere di proiettare il formato digitale a volte sono un impoverimento e un appiattimento della proposta, che ci lascia un po’ di amaro in bocca. Ci ritroviamo a vestire i panni del detective per trovare alternative, recuperare informazioni e risolvere misteri di programmazione. E, fortunatamente, la maggior parte delle volte ne usciamo vincitori, ma ogni tanto siamo costretti ad arrenderci e accettare compromessi o a rinunciare a qualche proposta. Bergamo Film Meeting è un luogo di incontro tra epoche, uno spazio in cui le opere del passato e i film del presente convivono non come poli opposti, ma come forme diverse di una stessa ricerca: quella dell’immagine che interroga il presente. È anche un laboratorio critico, uno spazio in cui i film non vengono semplicemente presentati, ma contestualizzati, messi in relazione, discussi. Qui il pubblico non è soltanto spettatore, ma parte di un processo di conoscenza: impara a guardare e a comprendere le trasformazioni dello sguardo contemporaneo. Proprio per questo BFM è entrato da un paio d’anni in una rete europea di festival che programma un alto numero di film d’archivio, una comunità che condivide pratiche, competenze e responsabilità. In questo dialogo continuo promuoviamo il cinema come bene culturale: non solo un prodotto dell’industria, ma una memoria collettiva da preservare e rendere viva, oggi e per il futuro.
Il cambiamento che il cinema sta attraversando è inevitabile. Lo accogliamo con consapevolezza, senza sottrarci alla sua energia innovativa, ma anche senza rinunciare a ciò che continua ad avere valore per noi. Apprezziamo e utilizziamo ancora l’analogico non per ostinazione, ma per convinzione culturale: la pellicola è parte integrante della storia e dell’estetica del cinema, una forma che merita di essere vissuta quando è possibile. E allora anche quest’anno prepariamoci al buio della sala e alla luminosità delle immagini; e magari questa volta prestiamo un po’ più di attenzione, e lasciamo che i nostri occhi colgano anche la differenza fra la grana della pellicola e l’alta definizione del digitale. E lasciamo che la nostra mente e il nostro cuore si facciano trasportare dalla magia del Cinema, sia che il trucco si veda oppure no. Buona visione.