La vita di Georges Simenon

Georges Simenon nasce al numero 26 di rue Léopold a Liegi, in Belgio, venerdì 13 febbraio 1903. La madre, superstiziosa, all’anagrafe anticipa di un giorno la sua data di nascita. La famiglia Simenon è di modeste condizioni. Il padre Désiré, di origine bretone (un suo avo, di ritorno dalla campagna napoleonica di Russia, si era fermato in Belgio), è impiegato. La madre Henriette Brüll, di origine tedesca, lavora come commessa. Tre anni dopo, nascerà il fratello Christian. Nel 1907 i Simenon traslocano in una casa d’affitto in rue de la Loi, dove Henriette prende in subaffitto alcuni studenti (per lo più russi e polacchi: un’eco di questa atmosfera si ritroverà, più tardi, in alcuni romanzi come L’ospite di riguardo, Le locataire, 1934).

Proprio di fronte alla nuova casa si trova l’Institut Saint-André, una scuola tenuta dai gesuiti dove Georges compie i suoi primi studi. Nel 1914 intraprende le scuole secondarie. Inizia con gli studi scientifici, per poi passare a quelli classici. All’epoca, sente già il desiderio di scrivere, anche se non si illude ancora di poterlo fare di mestiere. Anzi, inizialmente vorrebbe farsi prete, ma rinuncia alla sua vocazione a seguito di una precoce avventura amorosa.

Quando il padre si ammala, Georges interrompe gli studi e si cerca un lavoro per dare una mano alle magre finanze domestiche. Dopo aver esercitato diversi mestieri, entra alla «Gazette de Liège». Ben presto gli viene affidata una rubrica di satira quotidiana. In questo periodo frequenta una compagnia di amici poeti, pittori e artisti bohémien assortiti che gli ispireranno il suo primo romanzo Au Pont des Arches (1919), scritto sotto lo pseudonimo di Georges Sim.

Dopo la morte del padre, nella tarda estate del 1922 Simenon si trasferisce a Parigi. Trova lavoro come segretario di Binet-Valmer, presidente della Lega degli ex-Combattenti. Nel 1923 torna momentaneamente a Liegi per sposare la ragazza con cui è fidanzato da qualche tempo, Régine Renchon detta Tigy. Di ritorno a Parigi, cominicia a scrivere racconti per «Le Matin». Lo stesso anno diventa segretario del marchese de Tracy, proprietario di diversi castelli e direttore dell’«Echo du Centre». Dopo aver lasciato il lavoro presso il marchese, Simenon si sistema prima in Rue des Dames, quindi in Place des Vosges. In questo periodo sforna a ritmo industriale romanzi popolari (il primo dei quali, Le roman d’une dactylo, pare sia stato composto in una sola mattinata a un tavolino della terrazza di un caffé).

Dal 1925 al 1934 ne scriverà più di centottanta, tutti sotto pseudonimo (i più usati sono Georges Sim e Christian Brüll, in omaggio alla madre). La sua prolificità diviene ben presto proverbiale, fino a portarlo sul punto di prestarsi a iniziative bizzarre come quella, ideata dall’editore Merle e abortita alla sua vigilia, di scrivere un intero romanzo in una gabbia di vetro sotto gli occhi dei passanti. Di questi anni è la sua breve relazione con Josephine Baker.

Nel 1928 acquista la “Ginette”, un’imbarcazione con la quale fa il giro dei canali di Francia (il resoconto verrà pubblicato sulla rivista «Vu»). L’anno dopo, fa costruire in un cantiere di Fécamp l’“Ostrogoth”, un cutter di dieci metri sul quale, secondo la leggenda, scriverà il primo Maigret firmato per esteso, Pietr il lettone (Pietr-le-Letton, 1931). Simenon intuisce il potenziale del personaggio appena creato e sottopone all’editore Fayard l’idea di una serie. Si rivelerà uno dei maggiori successi editoriali della storia.

Nel 1931, anno di lancio del primo Maigret, scrive anche il primo romans de la destinée, La locanda d’Alsazia (Le relais d’Alsace). Lo stesso anno avviene il suo primo contatto con il cinema: Jean Renoir e Jean Tarride avviano la produzione dei primi due film tratti da suoi romanzi (rispettivamente La nuit du carrefour, adattato dallo stesso Simenon, e Le chien jaune).

Per tutti gli anni Trenta, Simenon viaggia per il mondo. Fra i tanti romanzi scritti in questi anni: Maigret e il caso Saint-Fiacre (Maigret et l’affaire Saint-Fiacre, 1932), La casa del canale (La maison du canal, 1932), L’uomo di Londra (L’homme de Londres, 1933), Il fidanzamento di Monsieur Hire (Les fiançailles de Monsieur Hire, 1933), I Pitard (Les Pitard, 1935), Il testamento Donadieu (Le testament Donadieu, 1937), La Maria del porto (La Marie du port, 1938), Il borgomastro di Furnes (Le bourgmestre de Furnes, 1939).

Nel 1940, con l’avanzare della guerra, si trasferisce a Fontenay-le-Comte, un piccolo villaggio della Vandea non distante da La Rochelle, dove si occupa dell’assistenza ai rifugiati belgi. Una diagnosi errata (un medico crede di riscontrare un’angina pectoris, la stessa malattia di cui morì il padre) lo spinge a scrivere un volume di memorie, intitolato Je me souviens, a beneficio del figlio di cinque anni Marc. Questo libro è destinato a diventare il primo volume di una monumentale opera memoriale che continuerà negli anni Settanta. Poco dopo, dietro consiglio di André Gide, suo grande estimatore col quale ha da tempo un fitto rapporto epistolare, scrive il romanzo autobiografico Pedigree (1943).

Alla fine della guerra Simenon, che ha avuto dei problemi con i comitati di epurazione per delle accuse (infondate) di collaborazionismo, preferisce trasferirsi negli Stati Uniti. A New York conosce Denyse Ouimet, che diventerà la sua seconda moglie. Fissa la sua residenza a Lakeville, una tranquilla località del Connecticut. In questo periodo scrive, fra gli altri, Tre camere a Manhattan (Trois chambres à Manhattan, 1946), ispirato all’inizio della sua relazione con Denyse, e La neve era sporca (La neige était sale, 1948), oltre a un buon numero di Maigret. Nel 1949 nasce il secondo figlio John, nel 1953 Marie-Jo.

Stanco della frenetica vita americana, Simenon ritorna in Francia nel 1955. Si stabilisce prima nei pressi di Cannes, quindi, due anni dopo, nel cantone svizzero di Vaud, dove prende in affitto il castello d’Echandens. Nel 1959 nasce il suo ultimo figlio, Pierre. Nel 1960 presiede la giuria del Festival di Cannes. In tale veste, ottiene che la Palma vada a La dolce vita di Federico Fellini. È l’inizio di un’amicizia tra lo scrittore belga e il regista riminese che durerà per tutta la vita.​

Nel 1963 Simenon e Denyse si trasferiscono in una villa moderna a Epalinges, vicino a Losanna. La donna lascia lo scrittore l’anno dopo. A seguito di un incidente domestico, Simenon viene accudito da Teresa Sburelin, la sua domestica di origine friulana che diventerà sua fedele compagna per tutto il resto della sua esistenza. Scrive romanzi fino ai primi anni Settanta: da ricordare fra gli altri, oltre ai Maigret, In caso di disgrazia (En cas de malheur, 1956), Il Presidente (Le Président, 1958), Betty (id., 1961), L’ottavo giorno (Les anneaux de Bicêtre, 1963), Il gatto (Le chat, 1967), Germogliano sempre i nocciòli (Il y a encore de noisetiers, 1969). Nel 1973 annuncia di voler smettere di scrivere romanzi per dedicarsi alla dettatura al magnetofono delle sue memorie, impressioni, riflessioni, pensieri senza capo né coda (per usare le sue stesse definizioni), che aumenteranno di una decina abbondante di volumi la sua monumentale bibliografia. Questo periodo è funestato dal suicidio della figlia Marie-Jo, avvenuto nel 1978. Alla figlia, Simenon dedicherà un volume dal titolo Mémoirs intimes.

Lo scrittore muore a Losanna, nell’appartamentino dove si è trasferito da qualche anno, il 4 settembre del 1989. La notizia della sua morte verrà data al mondo, figli compresi, a esequie già avvenute.