

Un volto, un carattere, uno sguardo femminile che avrebbe profondamente segnato il cinema degli anni Quaranta e Cinquanta (e anche qualcosa di più). Anomala, non tanto perché fatale o dark (ce n’erano altre), ma soprattutto perché “uguale”, alla pari degli uomini, leggermente mascolina (come indicava la voce), ma non per questo meno sinuosa e affascinante.
di Emanuela Martini
Critico cinematografico, collabora a «Film TV» e «Cineforum». È stata direttore di «Film TV», di Bergamo Film Meeting, del Torino Film Festival. Ha scritto molti libri, soprattutto sul cinema inglese e americano.
Questo è un estratto dal Catalogo Generale BFM 41, disponibile anche in .pdf nel nostro Shop
Sulla copertina di «Harper’s Bazaar» del marzo 1943 appare una giovane donna, elegante in un abito blue navy scurissimo, con cappellino e camicetta bianchi e una borsa rosso fuoco, come l’insegna della American Red Cross sulla porta a vetri smerigliati dietro di lei: il servizio donatori di sangue, dal quale la ragazza potrebbe essere appena uscita o in procinto di entrare.
Posa rilassata, sguardo diretto, verso di noi, una giovane donna che dà il suo contributo in tempo di guerra (nella quale gli States erano entrati alla fine del 1941). Una donna in qualche maniera nuova rispetto a modelli femminili più morbidi di quegli anni. E anche segnata dalle ombre che la fotografa Louise Dahl-Wolfe dissemina abilmente intorno a lei e sulla parte alta del suo volto: la figura che s’intravede dietro la porta è quella di un’infermiera ma, in un altro contesto, se sui vetri fosse scritto “Marlowe, investigazioni”, potrebbe benissimo essere quella di un privato dal quale la donna si sta recando per risolvere qualche problema o per tirarlo in qualche guaio. In pieno, una foto da iconografia noir, com’era il cinema che allora stava prendendo piede (e producendo capolavori) a Hollywood.
In quel periodo Howard Hawks era sposato con la seconda delle sue tre mogli, Nancy “Slim” Gross (più tardi Lady Keith), celebre socialite californiana trentenne che aveva iniziato la sua carriera sulle pagine dello stesso giornale ed era poi entrata nel giro di Hearst e di star e scrittori hollywoodiani. Insomma una signora che aveva occhio acuto per lo stile e per il fascino. Fu Slim a notare la copertina di «Bazaar» e a segnalarne la protagonista al marito, che stava preparando To Have and Have Not (Acque del sud, 1944) adattamento molto di libero di Avere e non avere di Hemingway, ideato dal regista e dallo scrittore durante una battuta di pesca e poi scritto da Jules Furthman e da William Faulkner. E così, la quasi diciannovenne Betty Perske, cresciuta nel Bronx, poi a Brooklyn e poi nel Greenwich Village, modella che aveva studiato recitazione e interpretato piccoli ruoli in teatro, partì per la California, dove fece un provino per la parte di Marie Browning (la famosa scena “Se vuoi, basta un fischio. Tu sai fischiare, vero?”, giusto una prova, assente ma subito introdotta nella sceneggiatura), fu messa sotto contratto dalla Warner, sottoposta a incessanti lezioni di dizione per inspessire, abbassare il tono della sua voce e presa sotto le sue ali protettive e istruttive dalla stessa Slim. E, mentre Hawks le cambiava il nome in Lauren Bacall (dal cognome della madre romena, Bacal, appena americanizzato), Betty incontrò anche il protagonista del film, la star Humphrey Bogart, venticinque anni più grande di lei, coltissimo signore di buona famiglia e inestirpabili radici liberal, attore formidabile e straordinario “interprete” di quel decennio controverso in cui le ombre avevano continuato ad affollarsi sugli schermi. Ironico, amaro, consapevole. Anche sposato.
Ma il resto è storia; sono rimasti insieme fino alla morte dell’attore nel 1957. E la loro alchimia, sullo schermo come nella vita, era così magnetica (e Bacall era tanto brava, diligente e coinvolgente) che la parte della seconda donna del film (Dolores Moran, la moglie del francese) fu drasticamente dimezzata per dare sempre più spazio a quella di Marie, detta “Slim”, così come lei si rivolge al protagonista Harry Morgan chiamandolo “Steve” (erano i nomignoli affettuosi adottati in famiglia dai coniugi Hawks).
Nacque così non solo una coppia leggendaria, ma anche un volto, un carattere, uno sguardo femminile che avrebbe profondamente segnato il cinema degli anni Quaranta e Cinquanta (e anche qualcosa di più). Anomala, non tanto perché fatale o dark (ce n’erano altre), ma soprattutto perché “uguale”, alla pari degli uomini, leggermente mascolina (come indicava la voce), ma non per questo meno sinuosa e affascinante. Un’evoluzione, forse, di quello che era stato il personaggio di Marlene Dietrich negli anni Trenta: una donna che mescolava la volitiva caparbietà delle eroine del mélo alla sensuale minaccia della dark lady.
Mai oggetto, sempre soggetto attivo, una che dimostra di avere una psiche, un sottofondo, un’amarezza, un’ironia da “eroe” di quegli anni, smagato, disilluso, apolide; e lo sguardo di quella che sa, che ha capito la vita, che non ne esce né vincitrice né vinta, ma continua a viverla.
(continua)
Il volume
BFM 41 – 2023
Emanuela Martini racconta… Lauren Bacall
BFM 2023— Cult Movies Lauren Bacall
- How to Marry a MillionaireTitolo italiano: Come sposare un milionario
Regia di Jean Negulesco
Stati Uniti d'America / 1953 / 95 min., Colore, V.O., Italiano - Key LargoTitolo italiano: L'isola di corallo
Regia di John Huston
Stati Uniti d'America / 1948 / 100 min., bianco e nero, V.O., Italiano - The Big SleepTitolo italiano: Il Grande Sonno
Regia di Howard Hawks
Stati Uniti d'America / 1946 / 116 min., bianco e nero, V.O., Italiano - To Have and Have NotTitolo italiano: Acque del Sud
Regia di Howard Hawks
Stati Uniti d'America / 1944 / 100 min., bianco e nero, V.O., Italiano - Written on the WindTitolo italiano: Come le foglie al vento
Regia di Douglas Sirk
Stati Uniti d'America / 1956 / 99 min., Colore, V.O., Italiano






