Omaggio a
Sacha Guitry


La sezione del Festival dedicata alle retrospettive storiche dedica un omaggio al prolifico e brillante Sacha Guitry, attore, sceneggiatore, drammaturgo e regista, tra le personalità più affascinanti e versatili del teatro e del cinema francese del Novecento.
Sacha Guitry (San Pietroburgo 1985 – Parigi 1957), all’anagrafe Alexandre-Pierre Georges Guitry, è stato un attore, sceneggiatore e regista francese. Figlio del celebre attore Lucien Guitry, sin da giovanissimo frequenta l’ambiente teatrale dell’epoca. Dopo alcuni anni trascorsi a San Pietroburgo, la famiglia si trasferisce a Parigi nel 1891. Qui, Sacha entra in collegio, ma dimostra scarsa inclinazione per gli studi. Si dedica invece al teatro, scrivendo pièce e recitando commedie al Théâtre de la Renaissance, diretto dal padre, ma per forti contrasti personali se ne allontana. Il distacco durerà parecchi anni. A soli diciassette anni scrive e interpreta La Page e tre anni dopo si fa conoscere al grande pubblico con Nono, ottenendo un grande successo. I suoi modi di aristocratico sprezzante e sarcastico, il suo eloquio brillante, fanno di lui un personaggio di spicco della vita parigina nei primi anni del ventesimo secolo. Maestro nel genere del vaudeville, sforna pièce a ripetizione, portando sul palcoscenico gli echi della sua vita privata: passa da un matrimonio all’altro, alimentando sia la cronaca rosa che gli incassi del proprio teatro.
Nel 1915 affronta per la prima volta il cinema firmando la regia di Ceux de chez nous, una collezione di ritratti di grandi artisti francesi dell’epoca, con l’intento di dimostrare – in piena Prima guerra mondiale – la superiorità artistica della Francia sui suoi nemici. Dopo questa prima esperienza abbandona il cinema fino al 1934, quando ormai il sonoro si è affermato nella produzione cinematografica. Dopo un paio di prove, realizza Bonne chance! (1935), una commedia leggera e scintillante che racconta il viaggio di un uomo e una donna dopo una vincita alla lotteria, con il patto che tra loro ci sia solo una relazione platonica. Pur costruito come un’opera teatrale, il film è già pienamente rappresentativo della maniera cinematografica di Guitry, caratterizzata dalla presenza di un attore-istrione dalla verve inesauribile, da dialoghi gustosi e battute a raffica, ma anche da un senso di leggero cinismo e da un fondo di delicata amarezza.
Fino allo scoppio della Seconda guerra mondiale gira numerose commedie interpretate in coppia con la moglie Jacqueline Delubac, diventando un maestro del cinema di intrattenimento e un innovatore del linguaggio cinematografico, di cui ne sono testimonianza i titoli di testa pieni di inventività, i prologhi estremamente liberi e le autentiche acrobazie narrative. Ne Il romanzo di un baro (Le roman d’un tricheur, 1936), film tratto dal suo unico e omonimo romanzo scritto e pubblicato nel 1934, il racconto si dipana attraverso l’uso predominante delle immagini, alle quali si accompagna la voce fuori campo dell’autore in chiave di commento. In piena Seconda guerra mondiale, mentre la Francia è occupata dai tedeschi, Guitry raggiunge l’apice della fama, continua a recitare, a dirigere film, a girare il mondo, a moltiplicare i gala di beneficenza, e a vivere nell’agiatezza: uno stile di vita che genera un certo malcontento e che non gli sarà perdonato. Alla Liberazione è tra i primi nelle liste di epurazione. Sospettato di collaborazionismo passa sessanta giorni in prigione, poi riabilitato per essersi speso nell’aiutare le persone a sfuggire alle persecuzioni. Riprende a girare nel 1947: tra i suoi ultimi lavori – segnati da una feroce ironia, pervasa da un’amarezza devastante – va ricordato in particolare Ho ucciso mia moglie (La poison, 1951) interpretato da uno splendido Michel Simon nel ruolo di un marito che escogita l’uccisione della moglie in modo da garantirsi l’immunità.
Sacha Guitry muore il 24 luglio 1957. Il suo feretro è sepolto nella tomba di famiglia al cimitero di Montmartre, dove si trova anche François Truffaut, suo grande ammiratore.