Retrospettiva:
Éric Rohmer


BFM 42 dedica un’ampia retrospettiva a Éric Rohmer, regista, sceneggiatore, montatore e critico cinematografico francese tra i protagonisti della stagione della Nouvelle Vague
Éric Rohmer – pseudonimo di Maurice Henri Joseph Schérer – nasce nel 1920 in Francia. Uomo estremamente riservato, ha fornito informazioni contrastanti sulla sua infanzia, indicando diverse date di nascita (tra cui il 21 marzo e il 4 aprile) e dichiarando di essere nato a Nancy e a Tulle. Crescendo durante gli anni tumultuosi del periodo tra le due guerre mondiali, Rohmer viene profondamente influenzato dall’atmosfera culturale e intellettuale del tempo. Dopo aver studiato Letteratura e Filosofia all’Università di Parigi, sviluppa un profondo interesse per il cinema e negli anni Quaranta inizia a scrivere di critica cinematografica. Nel 1950 diviene uno dei fondatori, assieme a François Truffaut, Jean-Luc Godard e Jacques Rivette, della rivista «La Gazette du Cinéma», che nel 1957 sarebbe stata rinominata «Les Cahiers du Cinéma». Nello stesso anno scrive, insieme a Claude Chabrol, il libro-saggio Hitchcock. Lascerà i «Cahiers» nel 1963, dopo essere stato coinvolto in una controversia.
Negli stessi anni inizia la sua carriera cinematografica, dirigendo alcuni cortometraggi e scrivendo sceneggiature. Il suo primo lungometraggio, Le signe du lion (Il segno del leone), riflette già il suo interesse per la psicologia dei personaggi e le sottili dinamiche umane: girato nel 1959, esce solo nel 1962. Nonostante l’insuccesso al botteghino, nello stesso anno fonda con Barbet Schroeder la casa di produzione Les Films du Losange.
Nel corso degli anni Sessanta, Rohmer diviene una figura di spicco della Nouvelle Vague: con la serie di film conosciuta come Six contes moraux (Sei racconti morali), il regista esplora le complesse interazioni umane attraverso storie di sentimenti, desiderio e moralità. Dopo La boulangère de Monceau (La fornaia di Monceau, 1962) e La carrière de Suzanne (La carriera di Suzanne, 1963), Rohmer si dedica alla regia di documentari televisivi e nel 1966 gira un altro dei racconti morali, La collectionneuse (La collezionista, 1967), storia di un giovane uomo che trascorre le vacanze estive con un amico e una donna affascinante. Con Ma nuit chez Maud (La mia notte da Maud, 1969) Rohmer ottiene il riconoscimento del pubblico: considerato dalla maggior parte dei critici il fulcro dei Contes moraux, il film è la storia di un ingegnere puritano bloccato da una tempesta di neve, costretto a rifugiarsi nell’appartamento di un’attraente divorziata che tenta di sedurlo. Acclamato dalla critica e apprezzato dal pubblico sia in Francia che negli Stati Uniti, il film ottiene una nomination all’Oscar come Miglior film in lingua straniera e una a Rohmer per la Migliore sceneggiatura originale. Il successivo lavoro di Rohmer, Le genou de Claire (Il ginocchio di Claire, 1970), viene nominato Miglior Film al Festival Internazionale del Cinema di San Sebastián e riceve due premi come Miglior film francese dell’anno: il Prix Louis-Delluc e il Prix Méliès. Il regista completa la serie nel 1972 con L’amour l’après-midi (L’amore il pomeriggio, 1972).
Nel 1976 realizza La marquise d’O… (La marchesa von…), basato su un racconto di Heinrich von Kleist, che fa vincere al regista il Premio speciale della giuria al Festival di Cannes. In seguito Rohmer si imbarca in un altro ciclo di film, Comedies et proverbes (Commedie e proverbi), iniziato nel 1981 con La femme de l’aviateur (La moglie dell’aviatore), storia di un amore passato che tenta invano di riemergere. La serie comprende altri cinque titoli: Le beau mariage (Il bel matrimonio, 1982), dove Jean de la Fontaine è Sabine, una donna attanagliata dal desiderio di creare una famiglia; Pauline à la plage (Pauline alla spiaggia, 1982), dove la protagonista è una ragazza di quindici anni alle prese con i primi amori; Les nuits de la pleine lune (Le notti della luna piena, 1984), il cui tema principale è quello della solitudine, che minaccia l’esistenza di Louise, una donna stanca della sua relazione sentimentale; Le rayon vert (Il raggio verde, 1986), forse la pellicola più profonda ed esistenzialista di tutta la filmografia del regista, che si aggiudica il primo premio alla Mostra del Cinema di Venezia; e L’ami de mon amie (L’amico della mia amica, 1987), dove l’amore e l’amicizia sono gli elementi che smuovono gli animi dei protagonisti.
L’ultimo ciclo di Rohmer è quello dei Contes des quatre saisons (Racconti delle quattro stagioni): Conte de printemps (Racconto di primavera, 1989), Conte d’hiver (Racconto d’inverno, 1992), Conte d’été (Un ragazzo, tre ragazze, 1996) e Conte d’automne (Racconto d’autunno, 1998). Le pellicole non hanno una trama in comune, ma sono la variazione infinita di un unico tema, quello dell’amore, narrato attraverso le storie di eroi teneri e imperfetti nei quali lo spettatore può ritrovare la propria vita.
All’inizio del nuovo secolo, Rohmer dirige ancora alcuni film: L’Anglaise et le duc (La nobildonna e il duca, 2001), Triple agent (Agente speciale, 2004) e Les amours d’Astrée et de Céladon (Gli amori di Astrea e Céladon, 2007), suo ultimo lavoro.
La carriera di Rohmer è stata caratterizzata da un approccio personale e meticoloso alla regia. La sua filmografia è stata definita, parafrasando Balzac, la “commedia umana”, poiché si concentra principalmente sulle sfumature della condizione esistenziale e sui dilemmi morali dei suoi protagonisti. Muore l’11 gennaio 2010 a Parigi, lasciando dietro di sé una preziosa eredità.