Omaggio a
Louis de Funès

BFM — 44
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Un tributo a Louis de Funès, volto simbolo della commedia francese del secondo dopoguerra, che tra gli anni Sessanta e Settanta ha incarnato una forma di comicità fisica, popolare e irresistibile, diventando un fenomeno culturale europeo.

«Sono ignobile, ed è questo che fa ridere».

(Intervista di Alain Rémond a Louis de Funès, Télérama, marzo 1978)

Louis Germain de Funès de Galarza, noto semplicemente come Louis de Funès (Courbevoie 1914 – Nantes 1983), è stato uno dei più grandi comici del cinema europeo, campione incontrastato del botteghino d’Oltralpe dagli anni Sessanta ai primi Ottanta, nonché uno degli attori francesi più conosciuti e amati ben oltre i confini nazionali, anche quando una parte della critica guardava con sufficienza al suo cinema dichiaratamente popolare.
Figlio di immigrati spagnoli, de Funès si formò inizialmente nel teatro e nella musica: appassionato di jazz, lavorò a lungo come pianista nei bar parigini durante gli anni della guerra. L’educazione musicale segnò profondamente il suo stile comico, costruito sul ritmo, sull’accelerazione, sulla variazione continua.
Prima di arrivare al successo attraversò una lunga gavetta: oltre cento piccoli ruoli nel cinema del dopoguerra, apparizioni brevi, spesso marginali, in cui già emergevano la sua straordinaria capacità mimica e la sua energia esplosiva.

Fu notato presto da Sacha Guitry, che ne intuì la forza comica e lo volle più volte nei suoi film, ma il primo ruolo davvero centrale arrivò con Ni vu, ni connu (La legge del più furbo, 1957) di Yves Robert, dove interpreta un bracconiere scaltro e burlone, costruendo un carattere irresistibile fatto di furbizia, sguardi taglienti, battute maliziose e una gestualità irrefrenabile, che diventeranno subito il suo marchio di fabbrica.
Gli anni Sessanta segnano la sua definitiva affermazione. De Funès si impone come autore-compositore dei propri personaggi, diventando protagonista assoluto e volto simbolo della commedia francese, dalle avventure familiari dell’impacciato gendarme di Saint-Tropez a quelle più rocambolesche e parodistiche del commissario Juve nella trilogia di Fantômas; dai grandi affreschi corali diretti da Gérard Oury (Le Corniaud, 1965, La Grande Vadrouille, 1966) alle commedie costruite su meccanismi comici perfetti come Le grand restaurant (Chi ha rubato il presidente?, 1966) di Jacques Besnard e Oscar (Oscar – Io, due figlie, tre valigie, 1967) di Édouard Molinaro.

La sua maschera diventa presto inconfondibile: capi-famiglia collerici, signorotti presuntuosi, avidi imbroglioni spesso investiti di un piccolo potere che esercitano in modo goffo, anti-eroi maldestri, meschini, pusillanimi e pasticcioni, capaci di scatenare la risata e il disprezzo, ma anche simpatia e tenerezza. Perché sono più imbranati che cattivi, più inetti che diabolici. La comicità di questi ritratti si fonda sulla fisicità prima ancora che sulla parola: smorfie fulminee, andature scattanti, mani e volto sempre in movimento, esplosioni di collera e repentini cambi di umore. Il corpo, rimarcato di frequente da improbabili travestimenti, diventa il vero motore dell’azione ad accompagnare battute gustose e affilate. Non a caso, de Funès è stato spesso accostato ai grandi del cinema muto, da Chaplin a Laurel e Hardy. Il suo stare sulla scena accelera il tempo, lo porta al limite della sincope, trascinando lo spettatore in una vertigine continua, sovente accentuata da frenetiche sequenze di inseguimenti e improvvisi colpi di scena.

Negli anni Settanta, il sodalizio con Gérard Oury segna l’apice artistico della sua carriera. Film come La Folie des grandeurs (Mania di grandezza, 1971) – dove recita in coppia con Yves Montand – e Les aventures de Rabbi Jacob (Le folli avventure di Rabbi Jacob, 1973) – tra le commedie francesi più apprezzate di tutti i tempi – combinano la comicità popolare con la satira sociale, trasformando de Funès in una figura emblematica. Nel primo film è un avido ministro delle finanze nella Spagna del XVII secolo, brutalmente cacciato da corte e in cerca di vendetta, nel secondo è un ricco industriale parigino, nazionalista e razzista, involontariamente coinvolto nel rapimento di un rivoluzionario arabo. I suoi personaggi diventano ancor di più lo specchio deformante dei vizi collettivi e permettono di ridere del potere, dell’ipocrisia borghese e di una società gerarchica, attraversata da rituali stantii, uniformi tirate a lucido e cerimonie in pompa magna.

Nel 1975, vittima di un infarto, de Funès è costretto ad abbandonare gli impegni teatrali e a sospendere l’attività cinematografica. Nessun assicuratore voleva più assumersi il rischio di ingaggiarlo su un set, finché Claude Zidi, il regista di L’aile ou la cuisse (L’ala o la coscia?, 1976), riuscì a ottenere un’assicurazione per due settimane di riprese. Fu il suo ultimo grande successo, una commedia esilarante sulla cultura gastronomica francese, sul consumismo, la modernità, la società industriale e il potere mediatico.

Il riconoscimento critico maturò con il tempo. François Truffaut fu tra i primi a cogliere il talento comico puro ed efficace di de Funés, fondato sul gesto, sul ritmo e sull’energia del corpo. E dopo aver dominato per due decenni il botteghino, nel 1980 arrivò anche il riconoscimento ufficiale: Jerry Lewis gli consegnò personalmente il César alla carriera, sancendo il valore universale di un attore che ha fatto della comicità una forma d’arte totale.

In collaborazione con FEMA Festival La Rochelle Cinéma

Tutti i film

  • Fantômas se déchaîneTitolo italiano: Fantomas minaccia il mondo
    Regia di André Hunebelle
    Francia, Italia / 1965 / 68', col., V.O., v.o. sub. it.
  • La folie des grandeursTitolo italiano: Mania di grandezza
    Regia di Gérard Oury
    Francia, Spagna, Italia, Germania Ovest / 1971 / 108', col., V.O., v.o. sub. it.
  • Le grand restaurantTitolo italiano: Chi ha rubato il presidente?
    Regia di Jacques Besnard
    Francia / 1966 / 85', col., V.O., v.o. sub. it.
  • Les aventures de Rabbi JacobTitolo italiano: Le folli avventure di Rabbi Jacob
    Regia di Gérard Oury
    Francia, Italia / 1973 / 100', col., V.O., v.o. sub. it./en.
  • L’aile ou la cuisseTitolo italiano: L’ala o la coscia?
    Regia di Claude Zidi
    Francia / 1976 / 104', col., V.O., v.o. sub. it./en.
  • Ni vu, ni connuTitolo italiano: La legge del più furbo
    Regia di Yves Robert
    Francia / 1958 / 95', bn, V.O., v.o. sub. it.
  • OscarTitolo italiano: Io, due figlie, tre valigie
    Regia di Édouard Molinaro
    Francia / 1967 / 85', col., V.O., v.o. sub. it.