Non desiderare la donna d’altri
di Krzysztof Kieślowski


Polonia, 1988, 87′
Sinossi
Il giovane Tomek, timido postino di diciannove anni, si innamora di Magda, una donna più matura che abita nell’appartamento di fronte. La osserva di nascosto e soffre nel vederla frequentare altri uomini; la chiama al telefono senza riuscire a parlarle. Quando finalmente le confessa i suoi sentimenti, Magda lo deride e lo umilia. Solo dopo il tentativo di suicidio di Tomek, la donna comincia a prendere sul serio la profondità del suo amore. Il film è la versione ampliata del sesto episodio del Decalogo (ispirato al comandamento “Non commettere atti impuri”).
Cast & Credits
Regia Krzysztof Kieślowski Sceneggiatura Krzysztof Kieślowski, Krzysztof Piesiewicz Fotografia Witold Adamek Montaggio Ewa Smal Scenografia Magdalena Dipont, Halina Dobrowolska Musica Zbigniew Preisner Suono Nikodem Wolk-Laniewski Costumi Hanna Ćwikło, Małgorzata Obłoza Interpreti Grażyna Szapołowska (Magda), Olaf Lubaszenko (Tomek), Stefania Iwińska (la madrina), Piotr Machalica (Roman) Produttore Ryszard Chutkowski Produzione Zespół Filmowy “Tor”
Premi
1988 – Festival del cinema polacco di Gdynia: Golden Lion – Miglior film (ex aequo con Breve film sull’uccidere), Miglior attrice, Miglior attrice non protagonista, Miglior fotografia, Miglior sceneggiatura
1988 – Circolo dei critici cinematografici dell’Associazione dei cineasti polacchi: Golden Reel Award – Miglior film polacco
1988 – Festival internazionale del cinema di San Sebastián: Premio speciale della giuria, Premio OCIC
1989 – São Paulo International Film Festival: Premio del pubblico
1990 – Sindacato francese della critica cinematografica: Miglior film straniero
Il film
Esemplificando i concetti attraverso l’azione drammatica della storia, Krzysztof Kieślowski e Krzysztof Piesiewicz acquisiscono il potere aggiuntivo di permettere al pubblico di scoprire quello che sta realmente accadendo piuttosto che semplicemente raccontarglielo. Lo fanno con tale abbagliante abilità, che non riesci a percepire il sopraggiungere dei concetti narrativi e a materializzarli prima che questi non abbiano già raggiunto da tempo il profondo del tuo cuore.
(Stanley Kubrick, Prefazione a Decalogue: The Ten Commandments, Faber & Faber, London, 1991)
Un grigio complesso residenziale nella Varsavia degli anni Ottanta.
Tomek, un giovane impiegato delle poste, punta la sveglia alle 20:30 per farsi trovare pronto quando la donna che abita nel palazzo di fronte rientra a casa. Da circa un anno spia Magda, un’affascinante trentenne, con tutta l’innocenza e la semplicità di un ragazzo di diciannove anni. Ma a poco a poco il suo amore gli sfugge di mano e lo spinge ad azioni che vanno ben oltre la silenziosa ammirazione. Telefona a Magda, le manda falsi avvisi postali, si fa assumere come lattaio pur di incontrarla di persona, e arriva persino a segnalare una fuga di gas nel suo appartamento per mandare a monte un suo appuntamento.
Quando infine cede e le confessa i propri sentimenti, la donna, matura, infelice e sola, si vendica di quella goffa intrusione nella sua intimità: lo invita a casa e gli mostra che cosa significa per lei l’amore. Sconfortato e umiliato, Tomek non vuole più vivere.
Il decalogo
«Considero i dieci comandamenti un codice morale fondamentale. È difficile tradurli in immagini. Nessuno, nessuna ideologia ha mai screditato i comandamenti, eppure ogni giorno vengono violati: la gente ruba, mente e uccide di continuo. Servono a dirci che cosa sia il peccato. La domanda è se siamo capaci di conviverci.»
Krzysztof Kieślowski
La genesi del film
Un momento decisivo per la nascita della serie televisiva Decalogo e per tutta la successiva opera di Kieślowski fu l’incontro, nei primi anni Ottanta, in piena legge marziale, con l’avvocato di Varsavia Krzysztof Piesiewicz. Kieślowski stava progettando un documentario sui processi politici e cercava qualcuno che conoscesse a fondo l’ambiente giuridico e il sistema giudiziario. Quel documentario non venne mai realizzato, ma la collaborazione tra i due spostò radicalmente l’attenzione di Kieślowski: dalle storie realistiche, ispirate a situazioni sociali quotidiane e alle contraddizioni tra le richieste delle autorità e le esigenze delle persone che vivevano sotto il socialismo, ai drammi psicologici dalle sfumature metafisiche.
Fu sempre Piesiewicz a suggerire per primo di portare sullo schermo i dieci comandamenti.
«L’idea iniziale fu sua. Era convinto che dovessi realizzare il Decalogo perché la gente aveva già perso molto e non riusciva più a distinguere il bene dal male: aveva smarrito questa capacità nel trambusto della vita quotidiana. Le persone non sanno nemmeno più che cosa stiano inseguendo. Eppure, continuano a rincorrere qualcosa, perdendo sé stesse lungo il cammino».
E Kieślowski, che si definiva agnostico, raccolse il suggerimento. Ma invece di concentrarsi sulla dimensione spirituale dei comandamenti, mise in risalto gli aspetti morali delle azioni dei personaggi, determinate anche dalle condizioni sociali, politiche ed economiche dell’epoca.
La produzione
Le discussioni su come tradurre i dieci comandamenti in forma visiva portarono all’idea di realizzare dieci film, preferibilmente per la televisione, affidandoli a dieci giovani registi al loro esordio. Una volta pronte le sceneggiature, però, Kieślowski si rese conto di non volerle affidare a nessun altro. Voleva dirigerle tutte lui.
Portare a termine un progetto del genere fu estremamente impegnativo. A cinque anni di preparazione e scrittura delle sceneggiature seguirono undici mesi di riprese. Kieślowski dovette fare i conti con un budget molto limitato e tempi di produzione serrati. Spesso lavorava contemporaneamente a più episodi, così che i direttori della fotografia potessero utilizzare le stesse location esterne. Al progetto lavorarono nove direttori della fotografia (Piotr Sobociński girò due episodi), una scelta che lo stesso Kieślowski considerava la sua idea migliore. Appartenevano a generazioni diverse e prediligevano stili differenti; il regista lasciò loro piena libertà creativa, e anche per questo ogni episodio possiede un’identità visiva e un’energia proprie.
Per ampliare le possibilità di finanziamento, Kieślowski si rivolse infine alla seconda principale fonte di sostegno economico del cinema polacco, il Ministero delle Arti e della Cultura, proponendo di trasformare due episodi del Decalogo in lungometraggi destinati alle sale. Scelse il quinto comandamento, “Non uccidere”, e lasciò al ministero la scelta del secondo. Fu selezionato il sesto comandamento, “Non commettere atti impuri”.
Breve film sull’uccidere uscì nei cinema polacchi nel marzo 1988 e Non desiderare la donna d’altri* nell’ottobre dello stesso anno. La serie fu trasmessa dalla Televisione polacca tra la fine del 1988 e l’inizio del 1989.
* Nonostante la traduzione italiana del titolo originale (Krótki film o milosci, lett. Breve film sull’amore), il film tratta il sesto comandamento, “Non commettere atti impuri” e non il nono, “Non desiderare la donna d’altri”, che sarà invece al centro di Decalogo 9.
I dieci comandamenti
I dieci comandamenti (o decalogo, “dieci parole”) sono il fondamento della morale ebraica e cristiana e, secondo la Bibbia, furono consegnati da Dio a Mosè sul monte Sinai come regole per una vita felice e piena.
Decalogo 6 e Non desiderare la donna d’altri
Ogni episodio del Decalogo racconta una storia a sé, ma presenta anche numerosi elementi in comune con gli altri. Sono tutti ambientati nel microcosmo di Ursynów, un complesso residenziale di Varsavia costruito negli anni Settanta, un tempo considerato prestigioso; in quasi ogni episodio compare un giovane senza nome, dal volto pallido, che osserva tutto senza mai intervenire (un richiamo alla provvidenza? Il destino personificato? Un angelo?); alcuni personaggi delle singole storie fanno inoltre brevi incursioni in altri episodi (Kieślowski adotterà un approccio simile nella Trilogia dei colori). L’intera serie, poi, è attraversata da motivi ricorrenti, come il telefono, strumento essenziale della comunicazione umana, o il latte (consegnato, versato, congelato).
La maggior parte degli episodi rimanda a un comandamento preciso, alcuni a due; in certi casi il riferimento è meno evidente. Decalogo 6 e Non desiderare la donna d’altri rimandano a “Non commettere atti impuri”.
Che cosa ha a che vedere questo comandamento con un ingenuo ragazzo di diciannove anni e una trentenne ben più esperta? La storia contrappone ingenuità e cinismo, dedizione e disincanto, sincerità e altezzosa arroganza. Quando Magda chiede a Tomek: “Che cosa vuoi?”, lui risponde, sorprendentemente: “Niente.”
La loro storia può dunque essere letta come uno scontro tra amore sentimentale e puro desiderio. Uno scontro che ha esiti diversi nella serie e nel film. Non desiderare la donna d’altri dura trenta minuti in più rispetto all’episodio televisivo, e Kieślowski sfrutta questo tempo in più per approfondire la psicologia dei personaggi, soprattutto quella della padrona di casa di Tomek, che per il ragazzo, cresciuto in un orfanotrofio, diventa quasi una madre. Ma non è tutto. A differenza dell’episodio televisivo, il film adotta una cornice retrospettiva che conferisce alla narrazione un senso di ambiguità. Se Decalogo 6 si conclude con la visita di Magda all’ufficio postale e la laconica frase di Tomek “Non ti spio più,” il film lascia intravedere un fugace barlume di lieto fine. A spingere Kieślowski in questa direzione fu un’osservazione di Grażyna Szapołowska, interprete di Magda, secondo cui ciò che la gente ama più di ogni altra cosa sono le fiabe.
Possiamo dunque affermare che la versione televisiva sia una parabola morale sul peccato e le sue conseguenze, mentre quella cinematografica parli di peccato, sofferenza e riconciliazione?
Oppure il film parla soprattutto del confine sfumato tra voyeurismo e vero amore? Qui l’atto di osservare assume forme diverse: nella prima parte Tomek spia Magda e interferisce con la sua vita; nella seconda è Magda a diventare osservatrice, nel tentativo di capire la situazione e ristabilire un contatto con Tomek; infine, anche la padrona di casa di Tomek si fa osservatrice, seguendo con apprensione ciò che accade nell’appartamento di Magda. E, in ultima istanza, osservatori sono anche gli spettatori del film, chiamati ad assistere a tutte queste intrusioni nella sfera privata (Witold Adamek utilizzò un obiettivo da 300 mm, e perfino da 500 mm, per restituire il punto di vista di chi guarda attraverso un cannocchiale). E se il tema centrale fosse una comunicazione mediata e, soprattutto, alienata?
Qualunque sia la risposta dello spettatore a queste domande, la magnifica miniatura di Kieślowski conserva intatte, a quasi quarant’anni di distanza, la sua forza e la sua urgenza.
Krzysztof Kieślowski
27 giugno 1941 – 13 marzo 1996
Krzysztof Kieślowski nacque a Varsavia da un ingegnere civile e un’impiegata d’ufficio. A causa della tubercolosi del padre, però, trascorse gran parte dell’infanzia “con la valigia in mano”, perché la famiglia si spostava spesso da un sanatorio all’altro.
Nel 1957 Kieślowski entrò al Liceo statale di tecnica teatrale (Państwowe Liceum Techniki Teatralnej) di Varsavia, diretto dallo zio Kazimierz Pręczkowski. Dopo il diploma, nel 1962, avrebbe voluto diventare regista teatrale, ma non poteva intraprendere quella carriera perché non era laureato. Decise quindi di studiare regia cinematografica alla Scuola di cinema di Łódź (Państwowa Wyższa Szkoła Filmowa, Telewizyjna i Teatralna), dove fu ammesso al terzo tentativo. Si diplomò nel 1968 con il cortometraggio documentario Dalla città di Łódź, distribuito anche nelle sale. Kieślowski dedicò i dieci anni successivi della sua carriera al documentario. “Per come la vedevo io, negli anni Settanta il compito fondamentale di un artista era descrivere. La vita si svolgeva su più livelli: le stesse persone e gli stessi eventi apparivano diversi a seconda che li si guardasse da una prospettiva privata o pubblica. Di tutte le storture note a tutti, in pubblico si parlava di rado. Le persone parlavano lingue diverse. Erano argomenti che andavano affrontati.” La preoccupazione per la condizione morale del paese si riflette anche nei primi lungometraggi di finzione di Kieślowski – La cicatrice, Il cineamatore e Destino cieco – tutti formalmente debitori dell’esperienza documentaristica del regista. Nei primi anni Ottanta, Kieślowski si allontanò dal cinema dell’inquietudine morale in seguito all’incontro con Krzysztof Piesiewicz, che lo spinse ad ampliare il proprio interesse verso temi universali e profondamente umani. Sfumature metafisiche erano già presenti nel loro primo progetto comune, Senza fine, la storia di una donna alle prese con la morte del marito, un avvocato difensore di prigionieri politici. Questa tendenza divenne ancora più evidente nel Decalogo, che segnò l’inizio della fase dei progetti “ciclici” di Kieślowski. Dopo il successo internazionale del Decalogo, al regista fu offerta la possibilità di girare in Francia. L’opera successiva, La doppia vita di Veronica, è altrettanto enigmatica e racchiude, di fatto, due film in uno. La carriera di Kieślowski si concluse con la Trilogia dei colori, tre film liberamente ispirati al motto della Rivoluzione francese: “Libertà, uguaglianza, fraternità”. Un’altra trilogia – paradiso, inferno, purgatorio – non fu mai completata a causa della morte prematura del regista, e le sceneggiature furono poi portate sullo schermo da altri cineasti (Heaven, Tom Tykwer, 2002; L’enfer, Danis Tanović, 2005; Nadzieja, Stanisław Mucha, 2007).
Filmografia
1966
Tramwaj / Il tram [t.l.], cortometraggio di finzione
Urząd / L’ufficio [t.l.], cortometraggio documentario
1967
Koncert życzeń / Il concerto dei desideri [t.l.], cortometraggio di finzione
1968
Zdjęcie / La fotografia [t.l.], cortometraggio documentario
Z miasta Łodzi / Dalla città di Łódź, cortometraggio documentario
1970
Byłem żołnierzem / Ero un soldato [t.l.], cortometraggio documentario
Fabryka / La fabbrica [t.l.], cortometraggio documentario
1971
Przed rajdem / Prima della corsa [t.l.], cortometraggio documentario
1972
Refren / Ritornello, cortometraggio documentario
Między Wrocławiem a Zieloną Górą / Tra Wrocław e Zielona Góra [t.l.], cortometraggio documentario
Podstawy BHP w kopalni miedzi / Principi di sicurezza e igiene in una miniera di rame [t.l.], cortometraggio didattico
Robotnicy ‘71: nic o nas bez nas / Operai ‘71: niente su di noi senza di noi [t.l.], regia: K. K., Tomasz Zygadło, Wojciech Wiszniewski, Paweł Kędzierski, Tadeusz Walendowski), mediometraggio documentario
1973
Murarz / Il muratore [t.l.], cortometraggio documentario
Przejście podziemne / Il sottopassaggio [t.l.], film TV
1974
Prześwietlenie / La radiografia , cortometraggio documentario
Pierwsza miłość / Primo amore, cortometraggio documentario televisivo
1975
Życiorys / Curriculum vitae, mediometraggio docufiction
Personel / Il personale, film TV
1976
Szpital / L’ospedale, cortometraggio documentario
Blizna / La cicatrice
Klaps / Ciak, cortometraggio
Spokój / La tranquillità, mediometraggio TV
1977
Z punktu widzenia nocnego portiera / Dal punto di vista di un portiere notturno, cortometraggio documentario
Nie wiem / Non lo so, mediometraggio documentario
1978
Siedem kobiet w różnym wieku / Sette donne di età diversa, cortometraggio documentario
1979
Amator / Il cineamatore
1980
Dworzec / La stazione, cortometraggio documentario
Gadające głowy / Le teste parlanti, cortometraggio documentario
1981
Przypadek / Destino cieco
Krótki dzień pracy / Una breve giornata di lavoro, film TV
1984
Bez końca / Senza fine
1987
Krótki film o zabijaniu / Breve film sull’uccidere
1988
Siedem dni w tygodniu / Sette giorni alla settimana, cortometraggio documentario
Krótki film o miłości / Non desiderare la donna d’altri
Dekalog / Decalogo, serie TV
1991
Podwójne życie Weroniki / La doppia vita di Veronica
1993
Trzy kolory. Niebieski / Tre colori – Film blu
Trzy kolory. Biały / Tre colori – Film bianco
1994
Trzy kolory. Czerwony / Tre colori – Film rosso
Archive Film Festival Network (AFFN) è una nuova rete europea di festival riuniti intorno al tema dei film d’archivio e dei classici del cinema. I membri di AFFN riconoscono quindi l’importanza della storia del cinema e il bisogno imperioso di proiettare film del passato, capolavori senza tempo, rappresentativi della loro epoca.
Tutti i festivals della rete hanno una lunga esperienza di presentazioni di film d’archivio, che attirano ogni anno migliaia di cinefili entusiasti del mondo intero.
Lo scopo di AFFN è presentare, in collaborazione con gli archivi cinematografici europei e i distributori, un panorama completo di attività comuni e condivise tra i suoi membri:
AFFN presents: una “selezione AFFN” di classici presentata nei festival della rete intorno a un tema comune | Nel 2025: Il 1975, il cinema di 50 anni fa
AFFN Film: film restaurati di recente presentati durante i festival della rete o nell’ambito della loro attività permanente | Nel 2025: Les Parapluies de Cherbourg di Jacques Demy (Francia, 1963)
AFFN Educazione: attività didattiche destinate al pubblico giovane (15-25 anni) | Nel 2025: un laboratorio “Musica e Cinema”
AFFN Industry: appuntamenti dedicati ai professionisti del settore | Nel 2025: la circolazione dei classici “rovinati”
AFFN sviluppa inoltre una strategia comune nei campi della parità e dello sviluppo sostenibile.
Nel 2025, l’AFFN conta 4 festival membri fondatori:
Bergamo Film Meeting, Bergamo, Italia
Festival La Rochelle Cinéma (Fema), La Rochelle, Francia
Midnight Sun Film Festival, Sodankylä, Finlandia
Summer Film School, Uherské Hradiště, Repubblica Ceca