Omaggio a
Abbas Kiarostami


Nel decennale della sua scomparsa, BFM 44 dedica un ampio omaggio ad Abbas Kiarostami, maestro del cinema contemporaneo, protagonista della rinascita del cinema iraniano e autore capace di ridefinire, tra gli anni Ottanta e Duemila, il rapporto tra realtà, finzione e sguardo.
Abbas Kiarostami (Teheran, 1940 – Parigi, 2016) è stato uno dei più importanti registi, sceneggiatori e artisti visivi del cinema contemporaneo, figura centrale della seconda “nouvelle vague” iraniana e autore di riferimento del cinema d’autore internazionale. Dopo gli studi alla Facoltà di Belle Arti di Teheran, inizia a lavorare come grafico pubblicitario, occupandosi anche di illustrare racconti e fiabe per bambini. L’incontro con la letteratura per l’infanzia disvela un linguaggio comune tra il regista e i bambini che riempiranno tutta la sua cinematografia. Prima di dedicarsi pienamente al cinema, lavora alla realizzazione di spot pubblicitari, sperimentando uno stile di ripresa originale, fondato sull’improvvisazione e lontano dagli artifici tipici della pubblicità. Fin dagli esordi, il suo cinema si distingue per uno stile essenziale e rigoroso, capace di fondere finzione e documentario e di interrogare lo spettatore sul rapporto tra realtà, verità e rappresentazione.
La sua carriera come cineasta inizia nel 1970 con il cortometraggio Nan va Koutcheh (Il pane e il vicolo [t.l.]), ma, dopo una lunga serie di corti, il film che lo fa conoscere al mondo è Khane-ye doust kodjast? (Dov’è la casa del mio amico?, 1987), toccante vicenda in cui un bambino cerca di riportare un quaderno a un compagno di classe senza sapere l’indirizzo di casa. È il primo capitolo della cosiddetta “trilogia di Koker” — che comprende anche Zendegi va digar hich (E la vita continua, 1992) e Zire darakhatan zeyton (Sotto gli ulivi, 1994) — in cui il regista racconta l’Iran rurale e riflette sul cinema stesso. E la vita continua segue un regista che, dopo il terremoto del 1990, attraversa le zone colpite alla ricerca dei giovani attori del film precedente; in Sotto gli ulivi – Rosa Camuna d’oro a Bergamo Film Meeting nel 1995 – un uomo e una donna recitano una coppia di innamorati, ma mentre l’attore è davvero innamorato, l’attrice lo respinge.
Tra le sue opere fondamentali spicca Nema-ye nazdik (Close Up, 1990), film-saggio che ricostruisce un celebre caso di cronaca iraniano: un uomo che si finge il regista Mohsen Makhmalbaf per entrare nella vita di una famiglia borghese. Facendo interpretare la vicenda ai veri protagonisti, Kiarostami annulla i confini tra documentario e finzione, firmando uno dei film più influenti della storia del cinema moderno.
Il riconoscimento internazionale definitivo arriva con Ta’m e guilass (Il sapore della ciliegia, 1997), vincitore della Palma d’Oro al Festival di Cannes, storia di un uomo che vaga in auto nei dintorni di Teheran alla ricerca di qualcuno disposto ad aiutarlo a morire. Il film incarna perfettamente il cinema di Kiarostami: aperto, filosofico, capace di porre domande senza fornire risposte univoche.
Un’altra tappa centrale è Bad ma ra khahad bord (Il vento ci porterà via, 1999), ambientato in un villaggio curdo dove una troupe attende la morte di una donna anziana per documentarne i riti funebri. Film sospeso e contemplativo, riflette sul tempo, sull’attesa e sull’invisibile, e viene premiato con il Gran Premio della Giuria alla Mostra del Cinema di Venezia.
Nei primi anni Duemila Kiarostami prosegue la sua ricerca formale con opere radicali. Dah (Dieci, 2002) è costruito attraverso dieci conversazioni girate quasi interamente all’interno di un’automobile, con una donna alla guida che dialoga con diversi passeggeri. Il film affronta temi come la condizione femminile in Iran, il divorzio e la libertà individuale attraverso una messa in scena minimale. A questa esperienza è legato 10 on Ten (2004), film didattico e riflessivo in cui Kiarostami commenta il proprio lavoro, spiegando le scelte artistiche e teoriche alla base di Dieci e offrendo una riflessione diretta sul fare cinema.
Con Five Dedicated to Ozu (2003), omaggio al maestro giapponese Yasujirō Ozu, Kiarostami realizza cinque lunghi piani fissi ambientati in riva al mare, in cui la presenza umana è marginale o assente. Il film, privo di dialoghi e costruito su immagini e suoni naturali, rappresenta una delle espressioni più pure del suo cinema contemplativo.
Negli anni successivi il regista lavora sempre più spesso fuori dall’Iran. In Europa realizza Copie conforme (Copia conforme, 2010), girato in Toscana e interpretato da Juliette Binoche e William Shimell: un incontro tra una donna e uno scrittore che si trasforma in un ambiguo gioco di ruoli e identità. Il film vale a Binoche il premio per la Miglior Attrice al Festival di Cannes. Con Like Someone in Love (Qualcuno da amare, 2012), ambientato a Tokyo, Kiarostami esplora la solitudine e l’incomunicabilità attraverso il rapporto inatteso tra una giovane studentessa e un anziano professore.
La sua ultima opera, 24 Frames (2017), completata poco prima della morte, è una sorta di testamento artistico: ventiquattro quadri ispirati a fotografie e dipinti, in cui il movimento e il suono trasformano immagini statiche in meditazioni sul tempo, sulla natura e sullo sguardo.
Nel corso della sua carriera Abbas Kiarostami ha realizzato numerosi documentari che costituiscono una parte fondamentale della sua ricerca artistica: sono lavori che osservano la realtà con uno sguardo essenziale e aperto, interrogandosi costantemente sul confine tra ciò che è messo in scena e ciò che è reale. Film come Mashgh-e Shab (Compiti a casa, 1989), in cui il regista dialoga con bambini e famiglie sul sistema educativo iraniano, o ABC Africa (2001) in cui segue un gruppo di bambini in Uganda, per esplorare la vita e le sfide in Africa, mostrano l’attenzione di Kiarostami per l’infanzia, l’etica e i meccanismi della società.
Kiarostami è stato anche poeta, fotografo e artista visivo, con mostre ospitate in importanti musei internazionali come il MoMA di New York, il Victoria & Albert Museum di Londra, il Museo Nazionale del Cinema di Torino e, postuma, il Centre Pompidou di Parigi; tuttavia resta soprattutto una figura centrale del cinema mondiale, capace di trasformare la semplicità in profondità e di fare del cinema uno spazio di riflessione poetica, etica e universale.
Con il patrocinio di Kiarostami Foundation
Il produttore Ahmad Kiarostami sarà a Bergamo dal 7 al 12 marzo.
Mercoledì 11 marzo, alle ore 19 presso la Sala Galmozzi – Biblioteca Caversazzi (Via Tasso, 4), il produttore terrà un incontro aperto al pubblico.